Una donna segreta. Lillian Hellman e il ricordo mendace.

Ci sono incontri che si ripetono nel corso degli anni, quasi a scadenza regolare, ma senza che ci si accorga di loro, finché, all’improvviso, la mappa non diventa nitida e dai contorni ben definiti. A molti sarà capitato con Lillian Hellman (Louisiana 1905 – Tisbury 1984), grande autrice americana conosciuta soprattutto come commediografa, ma che ci ha lasciato anche le sue memorie divise in quattro volumi, Una donna incompiuta (1969), Pentimento (1973), Il tempo dei furfanti (1976) e Una donna segreta (1980). Lo stile è molto originale, delle interruzioni continue spezzano il ritmo della narrazione, ci sono sguardi all’indietro che rovistano nel pozzo della memoria e poi proiezioni in avanti, che ricreano il tempo a suo uso e consumo, seguendo il ritmo saltellante dei ricordi che non coincidono mai con la verità.
Lillian Hellman nasce a New Orleans e mantiene per tutta la vita un forte legame con la sua città, però dall’età di sei anni si trasferisce insieme ai genitori a New York, qui nel 1925 sposa lo sceneggiatore Arthur Kober, che presto diventerà un autore di successo. Ma non è lui l’uomo della sua vita, il destino ha infatti in serbo per lei un incontro determinante anche per la sua carriera di scrittrice. A Hollywood conosce Dashiell Hammett, raffinato innovatore del genere giallo e con lui manterrà una relazione trentennale, mai legalizzata in matrimonio (pur avendo divorziato da Kober nel 1932), cosa che all’epoca costituiva un atto di disobbedienza di un certo peso. Nel frattempo si dedicherà sempre con maggior passione alla scrittura, al fumo e all’alcool, incarnando perfettamente lo stereotipo dello scrittore maledetto ed emarginato tipico di quegli anni.

Gli appuntamenti volontari e no con la Hellman hanno coinvolto molti di noi soprattutto attraverso i tanti film famosi che sono stati tratti dalle sue opere.
Piccole volpi (1941) diretto da William Wyler, con Bette Davis (dalla commedia The Little Foxes 1939, che le fa vincere il Pulitzer ed ottiene un grande successo a Broadway) ha come protagonista una donna che è costretta a lottare con ogni mezzo per la propria libertà, soprattutto economica, in un contesto sociale che prevedeva invece il conferimento del patrimonio di famiglia ai soli figli maschi. Quando il giorno verrà (1943), sempre con Bette Davis stavolta in lotta contro il nazifascismo, film sceneggiato da Hammett e dalla stessa Hellman, tratto dalla sua pièce del 1940 Watch on the Rhine, dedicata a Dorothy Parker, nota antifascista e ancora, La porta dei sogni, 1963, con Dean Martin e Geraldine Page. Nel 1966 realizza invece la sceneggiatura di un altro famoso film, interpretato da Marlon Brando, La caccia, regia di Arthur Penn.

Lillian Hellman ha combattuto coraggiosamente contro le ipocrisie dei benpensanti, non soltanto con le parole, ma anche attivamente e pagando personalmente il duro prezzo di chi si mette contro la società. Nei suoi scritti ha sempre affrontato tematiche che urtavano l’opinione pubblica e politicamente era vicina agli ambienti di sinistra, cosa molto pericolosa all’epoca. In pieno maccartismo, per non essersi piegati alla politica ricattatoria che prevedeva un susseguirsi di sospetti, spesso infondati, e delatori dietro ogni angolo e per mantenere saldi i propri ideali in una democrazia della quale l’America si era fatta sempre portavoce, Hammett finirà in carcere nel 1951 e di conseguenza nella lista nera, mentre Hellman convocata per gli stessi motivi nel 1952, verrà lasciata in libertà ma, anche a lei, Hollywood chiuderà tutte le porte costringendola a vendere le proprietà per mantenersi. E tutto questo perché nessuno dei due aveva voluto rivelare i nomi di altri sospetti comunisti. La sua lotta continuerà negli anni successivi quando sosterrà il movimento studentesco del ’68 e poi si scontrerà ancora con Nixon, mentre nel 1970 fonderà il Comitato per la Giustizia Pubblica per la Difesa dei Diritti Costituzionali.

Un altro film molto conosciuto è Quelle due (1961) di William Wyler che vede altre due attrici straordinarie, Audrey Hepburn e Shirley MacLaine affrontare il tema spinoso dell’omosessualità femminile e di come una falsa accusa sia sufficiente per portare alla luce verità di cui non ci si era resi conto, e anche a spezzare il fragile equilibrio della vita, soffocata da norme sociali rigidamente fissate da una discutibile moralità. La condanna sociale può equivalere ad una sentenza di morte. Anche in questo caso la storia è tratta da uno scritto della Hellman, una pièce teatrale dal titolo The Children’s Hour (1934) che ebbe un grandissimo successo. Il film ebbe due versioni, nella prima del 1936, La calunnia, il produttore Sam Goldwin aveva imposto il lieto fine, mentre la seconda seguirà l’inevitabile compimento di un destino tragico.

Ancora un film imperdibile è Giulia (1977) di Fred Zinnemann, tratto da Pentimento. Jane Fonda interpreta la Hellman mentre Vanessa Redgrave è Julia. L’intensa amicizia tra le due donne ha come sfondo l’infausta sorte dell’Europa, offesa dai regimi totalitari e sulla quale incombe minacciosa l’ascesa del nazismo. La voce narrante è quella di Fonda-Hellman che descrive anche il suo rapporto con Hammett e i difficili momenti che precedono ogni creazione artistica.

Alle volte l’antica pittura su tela, invecchiando, si fa trasparente. Quando questo accade è possibile vedere le linee originali di certi quadri: sotto un vestito di donna trapelerà un albero, un bambino cede il proprio posto a un cane, una grossa barca non naviga più sul mare aperto. Questo si chiama ‘pentimento’ perché il pittore si è ‘pentito’, ha cambiato idea. Forse si potrebbe anche dire che la concezione originaria, sostituita da una scelta successiva, è un modo di vedere e poi di vedere di nuovo.
Ecco quel che intendo a proposito delle persone di questo libro. Ora la pittura è invecchiata, e io volevo vedere cosa c’era per me una volta, cosa c’è per me adesso.
(Lillian Hellman, Pentimento – Il tempo dei furfanti)

Nei suoi scritti autobiografici Hellman affronta costantemente il problema di ripristinare la verità attraverso il ricordo, ma sa anche che è un’impresa impossibile. Il ricordo in genere somiglia alla memoria di un ubriaco all’indomani di una sbronza, con tanti punti offuscati dalla nebbia e altrettante immagini vivide ma che non si sa se siano realmente accadute oppure no.
In Pentimento l’autrice mette subito le cose in chiaro, lo stesso termine che dà il titolo all’opera si riferisce al ripensamento dell’artista e in pittura indica appunto le correzioni del pittore che rimangono nella tela, ma nascoste sotto la versione definitiva, finché lo scorrere degli anni non le riporta alla luce. Nello stesso modo, in quel continuo divenire che è la vita non ci si può mai ricollocare esattamente nel tempo, in un modo che sia uguale per tutti.

Nei tre libri autobiografici che ho scritto, mi sono sforzata di arrivare alla verità. Mi sono sforzata, ma adesso non so gran che di quello che sia veramente accaduto e non ho mai provato a chiarirlo. In aggiunta agli inganni soliti in cui ciascuno di noi cade nella propria vita, è il tempo stesso che rende il tempo indistinto e mescola verità a mezze verità. Ma non mi pare di riuscire a dire le cose come stavano. Sto pagando lo scotto, ritengo, di una fede infantile negli assoluti, forse di un rifiuto altrettanto infantile di quegli stessi assoluti. Immagino di voler dire quanto poco attenta io sia stata – come la maggior parte di noi, immagino – a tutta la dannata solfa.
(Lillian Hellman, Una donna segreta)

Sì, ma la verità?

Una delle cose più strane dei bevitori accaniti, me compresa a quei tempi è che molto di quello che sembra chiaro mentre si beve non lo è affatto da sobri, poiché in realtà non lo è mai stato.

L’alterazione della realtà provocata dall’alcool produce nuove realtà e come per tutti gli stati in cui la coscienza si alleggerisce della zavorra mente-corpo, si scopre che ciò che vediamo è frutto delle costruzioni dell’intelletto e che, solo quando lo si stordisce, balzano fuori tante altre dimensioni, universi paralleli che siamo capaci solo di intuire a livello cosciente, ma che esistono e prendono forma attraverso i sogni o per mezzo delle visioni indotte.

Nell’ultima parte delle sue memorie, Una donna segreta, Hellman offre un eccellente spunto di riflessione e facendo continui paragoni tra ciò che si ricorda e ciò che è veramente stato, presenta la memoria come qualcosa di totalmente inaffidabile. Molti episodi della vita, con il trascorrere degli anni si modificano nella mente dei protagonisti, alcuni li cancellano appositamente perché troppo dolorosi da sopportare, altri li trasformano, cambiandoli radicalmente per continuare a serbarne il ricordo, altri ancora, semplicemente li dimenticano perché non erano importanti.

I cumuli e i fagotti e i nastri e gli stracci diventano anni, e poi gli anni sono fuggiti. Di certo c’è una luce alle tue spalle, ma non è abbastanza forte per illuminare tutto quello che avresti voluto. La luce sembra schermata o mascherata da un paralume invisibile. Tanta parte di quello su cui contavi, che sembrava costituire un solido muro di convinzioni, ora nelle notti brutte, o quando sei malata, o semplicemente stanca, non sembra più offrire un appoggio. È in momenti come questi che non si riesce più a collocarci nel tempo. Tutto ciò che saresti pronta a giurare che è veramente accaduto può essere ritrovato solo se si ha l’energia di scavare a fondo, e ciò fa dolere i piedi e la schiena, e talvolta si teme di trovare, oltre il bordo, il nulla.

Il titolo originale Maybe (Forse), rende meglio la dimensione insondabile di cui l’autrice vuole trattare e così come la figura di Sarah, la donna segreta del titolo italiano, risulta sfuggente, imprendibile e non catalogabile, tanto che perfino la sua morte è incerta, così come il suo nome e tutto quello che ha fatto (o forse no), anche la verità, la realtà e la conoscenza sono concetti misteriosi per i quali non possono mai esserci risposte certe. Forse perché è impossibile o forse perché non ce n’è bisogno. L’autrice si aggira pertanto nei meandri delle storie che racconta, dipinge ritratti di persone che ha incontrato, alcune anche famose, ma il suo incedere, a tratti incerto, il suo incespicare lungo il sentiero che porta verso casa e dunque in un percorso più che noto, ci dà l’esatta percezione della precarietà di una vita in cui non si possono mai avere convinzioni assolute e in cui perfino la conoscenza vacilla. Niente è vero né si può mai  ricostruire la verità attraverso la memoria.

Non so quale sia la verità su di lei o su molta parte di quello che scrivo qui. È ovvio che nelle loro memorie le persone cerchino di dire la verità così come esse la vedono se no che senso avrebbe? Forse il tempo offusca o cambia le cose ai loro occhi. Però uno ci prova, comunque.
(Lillian Hellman, Una donna segreta)

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20 commenti

Archiviato in donne e scrittura

20 risposte a “Una donna segreta. Lillian Hellman e il ricordo mendace.

  1. Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di conoscere questa scrittrice davvero straordinaria, della quale ignoravo tutto, compresa la filmografia.
    Ai tempi in cui ho visto quei film da lei sceneggiati, non venivano da me memorizzati i dati relativi a regia, scelta degli attori, sceneggiatura, scenografia, ecc… Consideravo soltanto la vicenda.
    Scoprirne la grandezza attraverso questa tua articolata e interessantissima presentazione, è un piacere irrinunciabile.
    Riporto qui uno stralcio del tuo articolo che mi ha colpito molto:

    “Nell’ultima parte delle sue memorie, Una donna segreta, Hellman offre un eccellente spunto di riflessione e facendo continui paragoni tra ciò che si ricorda e ciò che è veramente stato, presenta la memoria come qualcosa di totalmente inaffidabile. Molti episodi della vita, con il trascorrere degli anni si modificano nella mente dei protagonisti, alcuni li cancellano appositamente perché troppo dolorosi da sopportare, altri li trasformano, cambiandoli radicalmente per continuare a serbarne il ricordo, altri ancora, semplicemente li dimenticano perché non erano importanti.”

    So per esperienza personale che è proprio così, e tu stessa ne sei testimone.
    In me hai suscitato curiosità a oltranza, e credo che farò di tutto per leggere quanto più possibile di questo personaggio femminile incredibilmente forte, coraggioso.

    Grazie ancora e un grande abbraccio

    cri

    • Cara Cri, infatti mi sei venuta in mente tu molte volte durante la lettura, soprattutto per il modo in cui definisci la tua memoria, a macchia di leopardo… d’altra parte anch’io ho sempre pensato che non si possa ricostruire mai in modo preciso l’evento originario e che il ricordo è il frutto di troppe interazioni e stati d’animo per poterlo considerare esatto…
      grazie, un abbraccio

  2. Già, il ricordo offusca subito la verità proprio come un’ubriacatura. In realtà la vita passa e la verità sfugge, ci pare di avere amato o non amato, ma di reale c’è soltanto l’ora e il qui, tutto cambia in un lampo anche se certe cose e certe persone vorremmo trattenerle. Nemmeno ricordarle possiamo, perché il ricordo segue il flusso. Rimangono i film, i libri, i pensieri scritti nell’attimo, le fotografie: ecco il perché di un blog, per non morire. Bellissima quest’autrice, che nemmeno io conoscevo, donna come me, che ha sofferto per non tradire i suoi amici. Oggi la mentalità è cambiata: avrebbe scritto un libro senz’altro, si sarebbe presa una o un’altra laurea e avrebbe fatto la sua bella figura in televisione magari all’isola dei famosi o programmi del genere.

    • Cara Mimma, dici bene e sono d’accordo con te, il continuo divenire impedisce il ricordo nitido e poi quando ci soffermiamo su cose accadute in passato e che hanno determinato la situazione attuale, per riportarle all’origine dovremmo anche dimenticarci delle conseguenze che hanno provocato… insomma è veramente impossibile…
      grazie e un abbraccio

  3. Cara Maria, anch’io come le precedenti amiche non conoscevo quest’autrice, i film che menzioni sicuramente li ho visti ma non riesco a collegarli alle opere che presenti. La Hellmann da quanto leggo è stata una grande scrittrice che affrontava temi difficili per l’epoca e si batteva con determinazione per le ipocrisie del momento. Il tempo che scorre sbiadisce i ricordi e la verità assume una veste diversa, forse migliore o più accettabile.
    Ti ringrazio per avermi dato la possibilità di fare la conoscenza di un’autrice a me sconosciuta e che potrò collegare a quei film che sicuramente ho visto con interesse, anche perché quelle attrici che hanno interpretato le sue opere sono le mie preferite.
    Che dirti cara, se non tanti complimenti per questa bella recensione.
    un abbraccio affettuoso
    annamaria

    • Cara Annamaria, mi fa sempre piacere proporre autori dimenticati o poco conosciuti e anch’io mi diverto molto, quando faccio le ricerche che precedono la realizzazione del post, nello scoprire fatti o collegamenti di cui non avevo idea pur avendoli sotto il naso…
      un abbraccio e grazie

  4. giacynta

    Guardarsi alle spalle comporta la rinuncia allo spedito procedere ( sarà forse questo a impedire il giudizio sul proprio passato a chi si è spostato e continua a spostarsi lungo un’ unica direttrice?) . Sembra di capire che le traiettorie che vengono corrette in tempo reale, quelle a zig zag, da perlustratore, diano maggiori garanzie di autenticità.
    Scusa la libera divagazione sul tema interessantissimo che hai posto attraverso un’autrice che non conosco e che mi ha conquistato col passo sui “pentimenti”. Bacio

    • Cara Giacy, l’argomento affascina parecchio anche me, soprattutto da quando mi piace scardinare certezze e convenzioni e vedere il tempo non più come ci impone la cultura ufficiale come una linea, ma come una sorta di curva che annulla presente, passato e futuro e ci permette di “essere” in qualsiasi momento…
      baci

  5. wolfghost

    “Il ricordo in genere somiglia alla memoria di un ubriaco all’indomani di una sbronza, con tanti punti offuscati dalla nebbia e altrettante immagini vivide ma che non si sa se siano realmente accadute oppure no.” … vero, è proprio così 🙂 E questo spiega anche il perché di tante incomprensioni nelle quali due persone che ricordano uno stesso fatto sostengono che l’altro sia un bugiardo 😀
    Ho pochi ricordi che affondano nell’infanzia e di alcuni non sono nemmeno sicuro che siano reali oppure ricordi di sogni ricorrenti o ancora reali sì… ma quanto? 🙂 Credo che più che l’infanzia “bigotta” sia l’importanza che diamo ai ricordi ad essere determinante: in genere ci si rende conto dell’importanza dei ricordi solo dopo una certa età, quando si ha la curiosità di ricordare chi si è stati, i posti e le persone del nostro passato, ma ormai la mente è andata oltre e i ricordi sono sbiaditi e fallaci.
    D’altronde siamo figli della generazione del vivere “qui e ora”, del “il passato è passato”, ci è stato insegnato a guardare sempre avanti, e magari è maglio così… ma dopo un po’ dispiace di aver lasciato affondare tanti pezzi di noi…
    Bellissimo resoconto che fai di Lillian Hellman (… hellman… uomo dell’inferno… curioso, vero? 🙂 ), la sua curiosità sulla verità del passato è contagiosa… 😉

    http://www.wolfghost.com

    • Caro Wolf, anch’io avevo notato il curioso cognome.
      Hai fatto proprio una bella analisi, condivido le tue parole, soprattutto quelle a proposito del fatto che siamo noi a dare troppa importanza a certe cose, probabilmente se ci prendessimo meno sul serio (magari ricordandoci quanto è insignificante la durata della nostra esistenza rispetto al “tempo” dell’universo) vivremmo molto meglio…
      un abbraccio

  6. Sei straordinaria, perché riesci sempre a sorprendermi con delle recensioni non solo impeccabili e altamente incisive, ma perché mi permetti di scovare scrittori o scrittirci, anche famosi, ma che non conoscevo.
    Il tuo lungo tratteggiare di questa scrittrice mi ha messo la pulce nell’orecchio e mi sa che dovrò eliminarla andando a comprare qualche testo da te menzionato.
    Buon domenica.
    Un caro abbraccio

  7. Non manchi mai di sorprendermi con le tue proposte. Sento il bisogno urgente di una “rispolverata” alle mie letture…inizierò dalle sue memorie.
    Grazie per la piacevolissima lettura e per l’entusiasmo che mi hai trasmesso.
    Un sorriso

    • Grazie a te Francesca. Cerco sempre di trasmettere l’interesse che certi autori suscitano in me anche a chi legge le parole che scrivo e quando ci riesco è un grande piacere per me.
      un abbraccio

  8. «Ha una bocca per bere e non è facile»… Amica fragile,
    amica energica, amica di lotte, di avventure e di intenti.

    Lunga vita a donne di così immenso carisma.

  9. khinna

    Sì, devo assolutamente andarla a recuperare! La lessi quando era così ovvio essere femminista e di sinistra, senza pensare a quanto, per lei potesse essere stato duro. Quando sei giovane leggi gli autori e le autrici come fossero contemporanei, quando sei giovane e senza una preparazione scolastica decente, non intendo generalizzare.
    Più avanti, quando più niente è scontato, ti rendi conto della grandezza di certe persone.
    Gran bel post!
    di quelli che ti fanno venir voglia di leggere o rileggere
    cris-khinna

    • Cara Cris, è proprio vero, ma d’altra parte le cose si recepiscono diversamente nel tempo e per questo certe riletture si trasformano in nuove letture… che fortuna il cambiamento, pensa se fossimo destinati a rimanere sempre uguali! quante cose ci perderemmo…
      un bacio

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