Il dottor Glas. Dei diritti e dei doveri.

La vita, a me, è solo passata davanti, senza fermarsi.

il dottor glasUn libro sul diritto, sul dovere e sulla volontà, sulla dannosa ricerca della verità, ma anche un giallo con tanto di delitto perfetto. Il dottor Glas (1905) all’epoca dell’uscita fece scandalo e non è difficile da credere dati i tanti temi scabrosi, imbarazzanti, audaci che tratta, anticipando anche l’eroe maledetto novecentesco che campeggerà alcuni anni dopo. Hjalmar Söderberg (1869-1941) scrittore svedese, fu costretto ad allontanarsi dalla Svezia due anni dopo la pubblicazione dell’opera, aveva raggiunto la notorietà all’età di 26 anni con il romanzo Smarrimenti (1895) per il quale fu accusato di pornografia e nel 1906 scriverà anche una pièce teatrale, Gertrud, dalla quale il famoso regista Carl Dreyer trarrà il film omonimo nel 1964.

Assassinio, incompatibilità sessuale, aborto, eutanasia, l’inutile moralità, sono gli argomenti principali di cui parla all’interno del suo diario il dottor Glas, un giovane medico di Stoccolma che, stanco di seguire unicamente il pensiero, decide che per lui è finalmente arrivato il momento dell’azione.

Non ho mai visto un’estate così. Caldo canicolare fin da metà maggio. Tutto il giorno una densa foschia di polvere incombe immobile sopra le strade e le piazze.

All’insegna dell’afa, del caldo asfissiante che ottunde il pensiero e toglie la lucidità inizia questo viaggio in un delirio ragionato, dove ogni problema viene messo a fuoco e diventa semplicemente una causa naturale che l’usanza poi trasforma in violazione della moralità. Ciò che è semplice e genuino diventa complicato e inarrivabile a causa di leggi etiche che ne impediscono l’evolversi, azioni che potrebbero risollevare le sorti di vite miserevoli vengono negate dalla giustizia.

Diritti e Doveri.

Il pastore Gregorius è un prete viscido, che Glas trova ripugnante, tanto da desiderare di vederlo morto o addirittura di ucciderlo egli stesso. Gregorius ha sposato una donna avvenente e molto più giovane di lui, sulla quale “ha dei diritti” (anche quando si trasformano in violenza sessuale) e di contro lei “ha dei doveri” coniugali nei confronti del marito, perché così vuole l’abitudine, così detta la legge. Parlare di incompatibilità sessuale all’epoca era uno scandalo, l’ipocrisia imponeva il silenzio su argomenti scabrosi che andavano sepolti sotto quintali di sabbia. Ma di certo non è negando qualcosa che la si fa smettere di esistere e Söderberg mette in risalto la debolezza di certe convinzioni, minando addirittura le fondamenta stesse della moralità:

Caro amico, la morale, lo sai quanto me, si trova allo stato fluido. Ha subito cambiamenti rimarchevoli perfino negli istanti fugaci che noi due abbiamo trascorso sulla terra. La morale è quel famoso cerchio di gesso intorno alla gallina: limita chi ci crede. []

La morale fa parte degli utensili domestici, non è una divinità. Deve essere utilizzata, non deve dominare. E la si deve adoperare con discernimento, cum grano salis. È saggio far proprie le usanze di dove si va; è sciocco farlo con convinzione. Io sono un viaggiatore nel mondo; guardo le usanze degli uomini e scelgo ciò che mi può servire. E morale viene da mores, usanze; si basa esclusivamente sul costume, sull’uso; non ha altri fondamenti.

Hjalmar SöderbergE cos’è in effetti questa morale sbandierata ai quattro venti se non il solito frutto delle convenzioni millenarie che affliggono l’umanità? La morale cambia in continuazione e per giunta con il supporto delle leggi umane e di quelle divine. Bastano pochi esempi, come ricordare che ai tempi delle leggi razziali antisemite delle azioni profondamente immorali, almeno per uno spirito libero che rispetta se stesso e quindi anche gli altri, erano rese lecite, anzi dovute per legge appunto, e come dimenticare che negli Stati Uniti, presunta patria della democrazia e della libertà, solo negli anni ’60 si è messo un freno al proliferare di leggi che di fatto escludevano chi non era caucasico dai diritti civili, compreso il matrimonio misto. Per sciocchezze simili, di cui non si aveva colpa un’enorme fetta di umanità ha sofferto e continua a soffrire, è morta e continua a morire, beffata anche dal supporto di una cosiddetta morale becera e gretta che offende qualsiasi cervello evoluto.

Gregorius incarna dunque l’ipocrisia sociale, è la metafora di tutte quelle leggi anche non scritte che si basano su usi e consuetudini che si perdono nella notte dei tempi.

Il rispetto per la vita umana – cos’altro è sulla mia bocca se non una squallida ipocrisia, e cos’altro può essere per chi di tanto in tanto abbia trascorso un momento libero a pensare. Il mondo brulica di vite umane. E nessuno, forse con l’eccezione di qualche filantropo davvero ridicolo, ha mai dato seriamente il minimo peso a vite umane estranee, sconosciute, ignorate. Lo dimostrano i fatti. Tutti i governi e i parlamentari del mondo lo dimostrano.

Quando un’anima si mette a nudo, l’esoscheletro che mantiene in piedi di fronte alla società può anche afflosciarsi in un angolo della coscienza. Così il dottor Glas, tra le pagine del suo diario può dire esattamente ciò che pensa su qualsiasi argomento. La disquisizione principale verte sui diritti e i doveri che la società impone a prescindere dalla volontà e dall’ideologia del singolo. Ad esempio al medico capitava periodicamente di ricevere suppliche da parte di donne per interrompere una gravidanza indesiderata, ed ecco che lui era costretto a sciorinare la consueta tiritera sul rispetto della vita umana e sul dovere, per poi confessare alle pagine del diario il suo vero pensiero e la sua codardia nel rifiutare l’aiuto richiesto solo per evitare spiacevoli conseguenze. Glas si rende conto che il rispetto per la vita umana è solo una facciata ipocrita, in quanto medico sa bene ad esempio che la civiltà di un popolo si misura principalmente sul diritto alla morte, ad una morte dignitosa.

Verrà il giorno – deve venire – in cui il diritto di morire sarà riconosciuto come un diritto dell’uomo, ancora più importante e più incontestabile di quello di mettere un pezzo di carta nell’urna elettorale. E quando il tempo sarà maturo, ogni malato incurabile avrà diritto all’aiuto del medico, se desidera la liberazione.

Volontà.

A questo punto si pone l’interrogativo fondamentale e cioè si può uccidere qualcuno solo perché ci ripugna e perché fa soffrire l’essere amabile e gentile che gli vive accanto? Può la volontà mutare il destino? l’atto voluto può compiersi al di là delle leggi morali? Fino a che punto si può volere qualcosa?

Volere – già che cosa significa? La volontà di una persona non è un tutt’uno; è la sintesi di cento impulsi contrastanti. Una sintesi è una finzione. La volontà è una finzione. Ma noi abbiamo bisogno di finzioni e nessuna finzione ci è più necessaria della volontà. Perciò vuoi davvero? []Perché vuoi? Rispondi! «Io voglio agire. La vita è azione. Quando vedo qualcosa che mi indigna, voglio intervenire.»

Glas porta in sé la tipologia dell’eroe decadente in lotta contro il mondo e le convenzioni che limitano il pensiero, lontano dalle impetuose ribellioni degli eroi romantici, mantiene sempre una sorta di freddezza originata probabilmente dal profondo disprezzo verso le regole, che pure deve seguire, suggellate come un voto indelebile dal giuramento di Ippocrate.

Non devi fare domande! Non andare al fondo delle cose: perché allora tu stesso andrai a fondo. Non cercare la verità: non la troverai e perderai te stesso. Non devi fare domande! La misura di verità, che ti può servire, ti viene data in dono; è mescolata con illusione e menzogna, ma è per il tuo bene, allo stato puro ti brucerebbe le viscere. Non cercare di ripulire la tua anima dalla menzogna, sarebbe seguita da talmente tante cose cui non avevi pensato, e tu perderesti te stesso e tutto ciò che ti è caro. Non devi fare domande!

A furia di inseguire le proprie inquietudini ci si accorge di quanto tutto si trasformi in illusione. A che vale sottoscrivere delle regole se poi queste possono essere violate e rimanere impuniti? Della facciata conformista se si viola la superficie non rimane niente. Ogni azione è un atto di volontà che prescinde da diritti, doveri, moralità, giustizia. E i conti alla fine si fanno unicamente con la propria coscienza, ammesso che se ne abbia una, e per metterla a tacere potrebbe bastare smettere di interrogarsi, smettere di pensare.

Vita, io non ti capisco. Ma non dico che la colpa sia tua. Ritengo più probabile che sia io un figlio degenere, piuttosto che tu una cattiva madre.

E alla fine ha cominciato a sorgermi nella mente come un’intuizione che forse la vita non la si deve capire. Tutta questa smania di spiegare e di capire, tutta questa caccia alla verità è forse una strada sbagliata. Noi benediciamo il sole perché viviamo proprio alla distanza da esso che ci è più vantaggiosa. Qualche milione di miglia più vicino o più lontano e bruceremmo o geleremmo. E se per la verità fosse come per il Sole?

L’antico mito finnico dice: colui che vede il volto di dio deve morire. E Edipo. Lui sciolse l’enigma della Sfinge e divenne il più misero tra gli uomini.

Non risolvere enigmi! Non fare domande! Non pensare! Il pensiero è un acido che corrode. All’inizio pensi che distruggerà solo ciò che è marcio e malato e deve essere tolto. Ma non è così che la pensa il pensiero: esso distrugge alla cieca. Comincia con la preda che tu gli getti più volentieri e con più gioia, ma non credere che possa saziarlo. Non smetterà finché non avrà rosicchiato l’ultima cosa che hai cara.

Il confine tra giusto e sbagliato è effimero, la storia lo dimostra e la quotidianità ce lo insegna, del resto, dopo la soffocante afa, non rimane che aspettare l’autunno e poi l’inverno per seppellire sotto una coltre di neve l’estate delle passioni.

E presto verrà la neve. La neve si avverte nell’aria.

Sarà la benvenuta. Che venga. Che cada pure.

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31 commenti

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31 risposte a “Il dottor Glas. Dei diritti e dei doveri.

  1. qui sta la differenza tra lettura di intrattenimento, e letteratura.
    I libri che recensisci sono sempre in qualche modo “pietra dello scandalo” premonitori, coraggiosi, figli di scrittori vissuti in un tempo troppo ristretto, pregno di scarsa lungirmiranza, di conservazione pura, di regressione.
    Un caro saluto Maria, pieno di ammirazione sincera.

    • Caro Massimo, ti ringrazio… in effetti sono quelli che preferisco, mi danno la spinta per proporre interessanti spunti di riflessione e inoltre cerco di sottrarli all’oblio forzato al quale sono condannati proprio per la loro “veggenza”…
      un abbraccio

  2. È difficile credere che una mente già allora fosse così “illuminata, e per giunta di un uomo. Gli argomenti scabrosi sono talmente ridicoli, che perfino nel dire scabrosi si dà loro troppa importanza.
    Erano impudiche le gambe dei tavoli, il sesso tabù.
    Eppure Söderberg ha avuto il coraggio di scriverne, di mettere alla berlina i costumi e le idee di una società che confonde l’etica con la morale.
    La morale ch’è solo ipocrisia.
    Oggi ancora abbiamo chi si fa portavoce di dio in maniera talmente becera e restrittiva, insegnamenti insulsi ma anche nocivi.
    La morale è quel famoso cerchio di gesso intorno alla gallina: limita chi ci crede.
    Si poteva forse dirlo meglio?
    E pensare che per quel cerchio di gesso di cui il pollaio è recintato, si discrimina, si umilia, si opprime, si uccide.
    “Quando un’anima si mette a nudo, l’esoscheletro che mantiene in piedi di fronte alla società può anche afflosciarsi in un angolo della coscienza.”
    E qui sei tu che non potevi dirlo meglio!
    Condivido ogni parola del commento di Massimo, e penso che se invece di affossamenti pedagogici la scuola avesse dei docenti che insegnassero come te, avremmo almeno una speranza per le generazioni future.
    Non mi meraviglio del perché questo scrittore sia stato alquanto ignorato.
    Grazie, Maria, sei una luce in questa oscurità che sta ingoiando la ragione.
    Un abbraccio

    • Cara Cri, grazie! anche a me è piaciuto moltissimo l’esempio del cerchio intorno alla gallina, anche se, guardandomi intorno e indietro nel tempo, mi ha rattristato notare che sono più le galline dei cerchi…
      la frase con l’esoscheletro è un piccolo omaggio a te, una quasi citazione rimaneggiata…
      baci

  3. Sono già innamorato di questo Soderberg, che senza di te non avrei mai conosciuto! Lo metto in lista, e non certo agli ultimi posti!
    (E concordo con Massimo Botturi: i grandi romanzi non sono mai tranquillizzanti, conformisti e pavidi…)
    Grazie!

  4. Trovo stupefacente anche questa recensione di un autore vecchio di cent’anni ma più moderno di uno scrittore attuale. Ma quello che mi sorprende maggiormente è che tratti autori dai testi introvabili o quasi, come questo. Da una rapida ricerca sulle varie piattaforme questo scrittore è presente con una sola opera edita da Iperborea nel lontano 2000! (mi correggo su amazon.it ci sono due copie del Dottor Glas – trad. del 1900 a 6,30€!). Chiusa questa parentesi passiamo al commento.
    Da quanto si legge è chiaro come questo autore abbia destato scandalo nel lontano 1900, perché, credo e sono quasi certo di non sbagliare, avrebbe faticato a trovare un editore disposto a pubblicare un libro che parla di argomenti scabrosi come la vioelnza sessuale fra le mura domestiche, il concetto dell’aborto e della volonta di governare la propria vita fino alla morte.
    Non saprei cosa aggiungere ancora a quello che hai scritto.
    Un grande abbraccio

  5. Buongiorno, cara Maria, un nuovo libro alla settimana, hai una capacità di lettura e di sintesi analita davvero eccezionali e considerando anche l’insegnamento, riesci veramente a moltiplicare il tuo tempo.
    Bene, cara, ahimé un autore che non conoscevo e che sarà il mio prossimo scrittore: mi piace la sua scorrevolezza e il suo stile scevro da conformismi. Considerando l’epoca nella quale scriveva, osava l’impossibile, sfidava i tabù dell’epoca, i falsi moralismi, le false “usanze”.
    La violenza domestica è ancora perpetrata, l’aborto è riconosciuto, ma l’eutanasia è un tema che fa discutere e che ancora non è legale. Penso che l’uomo in quanto creatura libera dovrebbe essere libero nelle sue scelte; l’uomo ne dovrebbe avere il diritto a seconda delle sue convinzioni. Io non potrei decidere, ma ciò non toglie che non sia dalla parte di chi la pensa in maniera differente, in questo sta la libertà.
    Grazie per questa raffinata e profonda recensione scritta con la solita classe che ti contraddistingue, una pagina culturale di qualità.
    Ti auguro una bella domenica, un forte abbraccio.
    annamaria

    • Cara Annamaria, effettivamente fatico non poco a mantenere un certo ritmo tra lettura e scrittura… questo post lo avevo scritto durante il periodo delle vacanze natalizie, come i due precedenti, ma nei momenti senza pause non sempre riesco a sfornarne uno alla settimana… comunque sono io che ringrazio te per l’attenta e costante partecipazione…
      un bacio

  6. Eppure l’avevo riletto, il solito refuso
    “analitica” avrei dovuto scrivere. Grazie, ciao.

  7. invecedistelle

    Smettere di interrogarsi e di pensare è una tentazione, Maria. Capita di sentirsi investire da troppi dubbi, troppe questioni che non si ha li mezzi per risolvere. Tra l’altro l’oblio è ben incentivato da un’infinità di suggestioni e di tendenze che ci giungono dall’esterno, oltre che dalla sensazione di essere sopraffatti. C’è un modo forse buono per tacitare le domande, almeno mi pare. Quello di avere fiducia nella coscienza del singolo. Ma siamo ben lontani da una cultura dei diritti e dei valori \fondata sul primato della coscienza, non so per quanti valga davvero l’imperativo categorico di Kant, ‘Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale’. Certo che l’amara constatazione dell’ipocrisia imperante, del vivere dietro una facciata, fa venire voglia di rivalutare scelte di solitudine estrema.

    • Invecedistelle credo che chiunque abbia il vizio di pensare prima o poi scelga la solitudine, soprattutto con il passare degli anni, per quanto si diventi più comprensivi e compassionevoli verso gli altri, aumenta in misura esponenziale anche l’intolleranza, il non potere più sopportare la menzogna, l’ipocrisia, la falsità che stanno alla base di tutte le convenzioni sociali… è la terribile condanna di chi vede in un mondo di ciechi, di chi parla tutte le lingue e dunque nessuna, è il vuoto che circonda chi non si piega, la stanchezza che ti prende quando ti accorgi che non puoi cambiare niente nel mondo e che le cose vanno sempre come devono andare…
      tuttavia, l’unica cosa che si può fare è cambiare prospettiva, guardare con occhi diversi in fondo equivale a cambiare le cose…
      un abbraccio

  8. invecedistelle

    (i mezzi!)

  9. Non conoscevo Söderberg, ma ora grazie a te so che lo dovrò proprio leggere. Splendide riflessioni sulla morale e sulla verità: perle di saggezza che hai raccolto in un’altra magnifica collana.

  10. Adesso mi iscrivo al blog, perché le tue recensioni sono veramente eccezionali!

  11. Le convenzioni su cui si basa la cultura umana sono spesso assurde. Bisognerebbe riuscire a considerare le collettività umane dall’esterno, per sentirsi veramente liberi. Ogni tanto qualcuno riesce a farlo, naturalmente a suo rischio e pericolo. Comunque bisogna rispettare i tempi di sviluppo del pensiero umano, anche se ogni tanto premere sull’acceleratore non fa male.

  12. Caro Guido, concordo… ciò che spesso mi lascia stupefatta è che alcune convenzioni sono palesemente assurde e non capisco come si faccia a tollerarle, oggi che, malgrado tutto, si hanno molti più mezzi per pensare liberamente, eppure…
    un abbraccio

  13. wolfghost

    Caspita! Davvero un pensiero molto moderno ed attuale (in particolare e’ sorprendente il richiamo all’eutanasia, ancora, ahime’, lontana dall’essere accettata nella maggior parte delle nazioni).
    Ricorda anche molto le filosofie orientali che sostengono la dannosita’ di un pensiero lasciato “correre” liberamente e di quanto sia illusoria la “costruzione mentale” su cui si basano le societa’ e lo “io”. Le convenzioni sono solo un sottoinsieme di questo concetto che sposo completamente.
    http://www.wolfghost.com

    • Caro Wolf, il richiamo all’eutanasia è proprio la cosa che mi ha sorpreso di più… in Italia, figuriamoci, è mission impossible!
      baci

      • wolfghost

        Io spero che sia “mission impossible” solo ufficialmente, spero che ci siano tanti medici e paramedici che in realtà la praticano sommersamente. E’ una cosa veramente stupida dire che per gli animali malati è un atto compassionevole mentre per gli uomini è omicidio. Spero proprio che, se e quando dovesse servirmi, possa incontrare uno di questi medici che operano col cuore e non secondo sciocche e crudeli leggi.
        http://www.wolfghost.com

      • Sono totalmente d’accordo con te…

  14. Bella la resa finale alle stagioni. Un modo per pacificare “lo spirto guerrier ch’entro” ci “rugge” e ricordarci che effimero è tutto ciò che non è naturale elemento. “La morale cambia in continuazione e per giunta con il supporto delle leggi umane e di quelle divine “, il sole e le stagioni , il vivere e morire no e proprio su questa consapevolezza sarebbe naturale fondare un un modo di stare al mondo meno ipocrita 🙂
    Grazie, cara per la lettura!
    trevoltebacipureio:)

  15. Come sempre analizzi molti temi, estrai dal libro il succo vitale di mille riflessioni. Fra le tante, trovo interessante quella sulla relatività della morale, con tanto di etimologia, mores, usanze. Sempre più temo coloro che pensano che la morale sia naturale e sia assoluta. Ciò non può che generare fanatismi pericolosi come quelli che impediscono che l’eutanasia sia considerata in certi casi un semplice atto di pietà. In Italia su certi temi è persino impossibile il dibattito. Un caro saluto.

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