Anchee Min. Il pavone rosso.

il pavone rossoIl pavone rosso di Anchee Min narra la storia dell’ultima moglie di Mao, Jiang Qing (1914-1991) e ne fa un ritratto impietoso sebbene altalenante fra la comprensione e la condanna. Si tratta infatti di un personaggio perfidamente ambiguo che lascia libero sfogo alle sofferenze subite in passato infliggendo stilettate mortali a una bella fetta di umanità, ma senza strizzare per questo l’occhio al marito che pare ben più calcolatore e brutale di lei, avendo ai suoi piedi masse adoranti di zelanti formiche, pronte a sacrificare la loro stessa vita per il sogno di un altro, incapaci di rendersi conto di non avere affatto una specie di divinità in sembianze umane di fronte, ma semplicemente un dittatore seppure dal carisma travolgente.

Quando ero piccola, mia madre mi diceva che dovevo considerarmi figlia dell’erba – nata perché mi si calpestasse –. Invece io mi vedo come un pavone in mezzo alle galline. Non mi si sta giudicando equamente. Fianco a fianco eravamo, Mao Zedong e io, eppure lui è considerato un dio e io un demone.

A suo modo Jiang Qing è pur sempre un’eroina che si ribella alle convenzioni, che non accetta la società che vuole le donne “figlie dell’erba” e che, come primo atto decisivo, si libera i piedi dalle fasce crudeli della tradizione che imponevano ancora alle donne dei piedi molto piccoli per fare un buon matrimonio. Tuttavia ciò che prevale in lei è l’egoismo e le sue non sono vere battaglie per l’emancipazione femminile in generale, ma soltanto per la sua.

Lo impara presto il dolore, lei. Quando ha quattro anni, la madre viene a fasciarle i piedi. La madre le dice che non può concedersi di attendere oltre. Promette che dopo, dopo il dolore, la ragazzina sarà bellissima. Si sposerà in una famiglia ricca e non dovrà camminare ma sarà portata in giro in palanchino. I piedi di nove centimetri a forma di loto sono simboli di prestigio e di classe.

La tradizione dei piedi fasciati ha origini antichissime. Dal punto di vista sociale è un modo per mostrare l’appartenenza ad un certo ceto: dal momento che le donne subivano una mutilazione che rendeva loro difficile camminare, un uomo che sposava una donna dai piedi piccoli dimostrava di essere agiato perché poteva permettersi di mantenere la moglie senza avere bisogno di aiuto. Ma alla base di questa crudele usanza, come sempre, c’è il solito assoggettamento delle donne ai voleri dell’uomo. Una donna virtuosa e desiderosa di contrarre un buon matrimonio che accettava la propria inferiorità intellettuale ed era pronta a isolarsi dal mondo, ad avere dei bellissimi piedi in miniatura, anche se inservibili al proprio scopo naturale, diventava la candidata perfetta. Ciò che più sconcerta è come le stesse donne si facciano promotrici di convenzioni schiaviste e invalidanti, obbedendo ciecamente a canoni di bellezza fissati ovviamente dai maschi e costringendo le proprie figlie a sacrificarsi a loro volta. Erano infatti le madri a fasciare i piedi alle bambine in modo da comprimerli il più possibile ripiegando le dita sotto la pianta. Questo procedimento faceva sì che spesso la carne si putrefacesse, oltre a dare un dolore persistente al quale le bambine dovevano reagire stoicamente. Il piede piccolo, detto loto d’oro, era creato per il piacere esclusivo del marito che manipolandolo si dedicava a pratiche erotiche che francamente fanno pensare più che a bellezza estetica e quant’altro a squallide forme di pedofilia latente.

Ricorda vividamente la propria lotta contro il dolore. Eroina del palcoscenico della vita reale, debuttò strappandosi dai piedi le bende che glieli imprigionavano. Se non c’è ribellione, non c’è sopravvivenza! È il suo grido alle adunate durante la Rivoluzione Culturale.

Il teatro ha in questo dramma un ruolo fondamentale, Jiang Qing riesce ad entrare, ancora giovanissima, nel teatro dell’opera di Pechino e da quel momento recitare la propria vita sarà il suo ruolo essenziale, tanto che è molto difficile distinguere i personaggi che interpreta dalla sua verità interiore.

Grotte, pulci, venti tremendi, cibo approssimativo, volti con denti guasti, uniformi grige, berretti con la stella rossa: sono queste le mie prime impressioni di Yan’an. La mia nuova vita comincia con una forma di tortura. Per sopravvivere mi proibisco di pensare che questo è il luogo dove in un anno sono morti di fame tre milioni di persone. Mi proibisco di pensare che i locali non hanno mai visto un cesso in vita loro e non hanno mai fatto un bagno, se non il giorno della nascita, del matrimonio o della morte, pochissime persone sanno la propria data di nascita e dove si trovi la capitale della Cina, gli abitanti di Yan’an si definiscono comunisti. Per loro è una religione. La ricerca della purezza spirituale li gratifica.

Jiang qingGiunta a Yan’an, la regione in cui vive Mao, una zona centrale poverissima e desolata, ben diversa dalla città cui lei è abituata, tuttavia riesce ad adattarsi e a mettersi in mostra con calma, ma in maniera incisiva, tanto che in breve tempo si farà largo nel cuore di Mao, riuscendo perfino a soppiantare la moglie-eroina della Lunga Marcia, He Zizhen, che gli aveva dato ben cinque figli. Mao poté sposarla solo nel 1939, ma Jiang Qing non fu di certo la tipica moglie sottomessa e tradizionalista, la sua passione per il teatro e il cinema ne facevano già un personaggio bizzarro e la sua sete di potere e il desiderio di mettersi sempre in primo piano ne completano la figura. La coppia avrà un’unica figlia, Li-Na. Anche come madre (e matrigna dei figli ancora vivi di Mao) lascia molto a desiderare, sembra che non ci possa essere altro ruolo che quello di se stessa e insopportabile è per lei l’ombra nella quale la costringe a vivere il marito, negandole un incarico pubblico attivo nella vita politica cinese, per molti anni del loro matrimonio.

Non c’è la minima traccia di gelosia nelle parole di Mao, ma in questo momento si pianta nel suo cuore il seme di Liu Shaoqi come potenziale rivale. In Cina nessuno si immaginava che Mao sarebbe stato capace di una distruzione di massa solo per invidia del talento di qualcuno. Nessuno aveva mai capito le sue paure. Trent’anni dopo Mao lancia la cosiddetta Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, in cui saranno perdute milioni di vite solo per aprirgli la strada.

C’è un trucco che la signora Mao non riesce a imparare da Mao: lui non soltanto riesce ad evitare di essere criticato per le proprie responsabilità nel delitto del secolo, ma impegna il popolo, perfino dopo la sua morte, a difendere, adorare e benedire la sua bontà.

Certo non fu un legame facile neanche per lei, Mao era infatti un uomo poco dedito all’igiene personale, goloso di un untuoso piatto a base di maiale, fumatore accanito e infedele a tempo pieno. La sua “cura” per la longevità era quella di deflorare vergini, attività alla quale si dedicava con impegno e che non smise nemmeno dopo avere contratto la sifilide che si rifiutava di curare, disinteressandosi totalmente del fatto di potere infettare le poverette che dovevano soddisfare il suo piacere, le quali, stupide oltre ogni dire, se ne facevano addirittura vanto, come se tale contagio potesse farle diventare parte della leggenda. Tutto questo se viene posto sotto la luce della crudele austerità cui era costretto il popolo, assume contorni ancora più grotteschi.

A mezzanotte del 13 gennaio 1967, nella Grande Sala del Popolo, Mao ha un affettuoso incontro con il vicepresidente Liu. Il giorno dopo Liu è arrestato e trattenuto la notte dalle Guardie Rosse. Non è la fine di Liu, ma è un bel colpo nello stomaco. Nel mondo di Mao si è in costante confusione e terrore.

Ed effettivamente la descrizione di una figura che rasenta il mito come avida, calcolatrice, lussuriosa, è veramente dura da digerire, ma alla fine non si tratta di niente di nuovo, chiunque gestisca un potere enorme non può essere infatti puro e altruista, pian piano comincia a credersi un semi-dio o comunque un intoccabile e per di più trova sempre un corteo di seguaci pronti a fare qualsiasi cosa pur di seguire un’Idea importante, anche se non gli appartiene, anche se si tratta di semplice luce riflessa, che tuttavia dà loro la possibilità di credere di dare un senso alla propria miserevole esistenza.

Durante tutta la Rivoluzione Culturale Mao fa credere a Jiang Qing che lei erediterà la Cina. Quel che le è nascosto è che Mao fa le stesse promesse ad altri, anche a quelli che lei considera nemici, Deng Xiaoping e il maresciallo Ye Jianying. Quando Deng viene convinto che il potere del paese è nelle sue mani, Mao di colpo passa le chiavi del potere a un altro.

La signora Mao conosce la tattica del marito meglio di chiunque altro. Ma in questa febbrile stagione crede di esserne esente. Si crede primo motore della salvezza di Mao. Interpreta la parte con tale convinzione che si perde. Sacrifica più di quanto non sappia.

Nel 1965 finalmente la signora Mao riesce ad ottenere quello che vuole ovvero una fetta di potere, sarà lei infatti la protagonista principale della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria diventando la vicedirettrice del Gruppo, mentre nel 1969 sarà eletta membro del Politburo del PCC (Partito Comunista Cinese). Ma non riuscirà mai ad ottenere una piena vittoria, a penetrare la compagine che la esclude da quell’aura da mito di cui tanto vorrebbe essere parte attiva, amata e rispettata come suo marito che pure lei sa essere pieno di difetti intollerabili.

Lei non dà per scontato il proprio potere. Non pensa di avere il controllo totale della propria vita. In fondo non si fida di Mao. Sa che Mao è capace di cambiare idea. E la mente gli si sta indebolendo. Quando la chiama per farsi aiutare a risolvere il problema dell’amante, ha forse dimenticato che lei è sua moglie? Dalla voce capisce che lo fa senza malizia. Il suo dolore è come quello di un bambino a cui hanno strappato il giocattolo preferito. È logico presumere che domani si giri e non la riconosca? La vecchiaia gli ha fatto aumentare la paranoia e lei si tiene in equilibrio sull’asse della sua mente. Essendo la signora Mao, non è mai senza nemici. Il prezzo del suo successo è che non esita più quando si tratta di eliminare gli avversari. Senza pensarci due volte, ora a mezzanotte chiama Kang Sheng per fargli aggiungere un nome all’elenco delle esecuzioni. Sta cercando in tutti i modi di eliminare le bocche che non vogliono restare chiuse. Teme che alla morte di Mao la sua lotta sarà come tentare di spazzare l’oceano con una scopa, che gli avversari se la mangeranno viva.

E così sarà. Alla morte di Mao, nel 1976, Jiang Qing sa che i suoi giorni sono contati ed infatti presto viene arrestata con l’accusa di essere a capo della cosiddetta Banda dei Quattro e di avere cospirato per rovesciare il governo cinese. Nel 1981 viene processata per le efferatezze compiute durante la Rivoluzione Culturale e condannata a morte, ma si ribella con violenza, sostiene di non essere stata giudicata con equità e di avere agito sotto gli ordini di Mao. Nel 1983 la pena di morte viene commutata in ergastolo. Nel 1991 sarà trovata impiccata nella casa dove si trovava agli arresti domiciliari, ma le autorità renderanno noto il suicidio solo nel 1993.

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21 commenti

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21 risposte a “Anchee Min. Il pavone rosso.

  1. Non sono mai stata maoista, il mio essere di sinistra non ha mai preso in considerazione qualsiasi forma di dittatura.
    Confesso la mia ignoranza: di Mao più del libretto rosso non ho mai saputo.
    Questo tuo post è illuminante in maniera tremenda, mi fa rimescolare il sangue perché pur trattando della protagonista del libro, pur essendo una documentazione storica sulla condizione femminile, è delucidante su come e perché è sempre il proletariato più misero ad avere la peggio in un sistema globalmente accettato e attuato, che discrimina e schiavizza in maniera più o meno subdola o conclamata, le donne di ogni paese ed epoca e gli ignoranti.
    In particolare i suscita sgomento conoscere i retroscena di un uomo assurto a condottiero ed eroe per pronazione del popolo, come sempre facile preda di deliri osannanti al Capo… ne abbiamo un esempio in casa italica, oltraggioso e indecente.
    Jiang Qing ha voluto subire, per sua scelta, per la sua sete di affermazione, lo hai ben chiarito, e te ne ringrazio perché dalle tue considerazioni sono scaturite molte mie riflessioni.
    Non leggerò il libro, non ne sento la necessità, ma ti sono grata per averlo letto tu e avermi permesso così di venirne a conoscenza, con la tua straordinaria capacità di comunicare su più livelli e il tuo stile inimitabile.
    un abbraccio
    cri

    ps. Bentornata! 🙂

    • Cara Cri, grazie e bentrovata! Anch’io non ero a conoscenza di certe “prodezze” di Mao, né della moglie, ma appunto trattandosi di dittatura non ci si poteva aspettare niente di buono… come al solito però la realtà supera ogni previsione e la vanità può fare valicare i confini della decenza con molta facilità…
      un bacio

  2. wolfghost

    Accidenti che storia! L’ho letta con avidità! Incredibile il fatto che milioni di cinesi, immagino soprattutto delle campagne e delle città più arretrate, considerassero il comunismo una fede e si applicassero ad essa come ad una religione. E le paure di Mao spiegano anche il perché del rifiuto e del tentativo di annientare le religioni stesse, più ancora che per motivi logici.
    Della signora Mao non sapevo nulla, ma trovo quasi normale che in un contesto del genere possa aver avuto grandi pregi ma anche enormi difetti. Però in una cosa aveva senz’altro ragione: il marito era tutt’altro che un santo…
    Un caro abbraccio e, anche da me, un ben tornata! 🙂

    http://www.wolfghost.com

  3. Subito un ben tornata dopo il lungo silenzio estivo. E l’ha fatto con una storia avvincente narrata sul filo della storia. Avevo lontani ricordi delle moglie di Mao ma non ne conoscevo la reale storia. Analogamente di Mao avevo incerti ricordi mai approfonditi.
    Con la descrizione del libro si sono svelati particolari che ignoravo.
    Come sei solita fare con la tua prosa leggera e fluida hai tratteggiato la figura di questa donna, animata da una fiera voglia di potere, che finirà nella polvere, rischiando la pena capitale.
    Veramente interessante come tutti i tuoi post.
    Un grande abbraccio

    • Caro Gian Paolo ti ringrazio e sono lieta di averti interessato… effettivamente certi particolari storici passati sotto silenzio sono invece rivelatori per avere un’immagine complessiva più chiara… ma è una cosa che succede spesso, anche per questo la verità è molto difficile da raggiungere…
      un caro abbraccio

  4. non sono moltissimi gli esempi di letteratura che raccontano così profondamente le conseguenze di un fanatismo contimentale, quale si è rivelato il falso socialismo cinese.La vicenda di questa donna, altro personaggio sondato e in questo caso prestato alla “Storia”, contribuisce alla demolizione di ciò che per molti, qui in occidente intendo, è stato un mito. In questo condivido pienamente le considerazioni espresse da Cristina nel suo commento.
    Un ritorno lla grande Mari, complimenti
    un abbraccio

  5. Fra mito e realtà c’è un abisso. Mao era davvero tremendo, come tutti gli uomini e le donne di potere. Il fatto che una certa parte dell’Occidente sia caduta in adorazione ai suoi piedi, è la dimostrazione che l’umanità sacrifica al suo desiderio di mito la realtà stessa. Sembrano cose lontane ma sono dietro l’angolo, ovunque. Analisi perfetta, come al solito. Un caro saluto, Maria.

  6. Molto, molto interessante: non conoscevo questa storia e l’ho letta con immenso interesse. Sapevo delle strane e maniacali convinzioni cinesi, mi riferisco alla tecnica dei piedi piccoli, che martirio, ma non sapevo della storia di Mao, della sua depravazione, come non conoscevo tutta la sua storia.
    Mi mancavano le tue recensioni, cara Maria, tu oltre che presentare un libro ci offri spaccati di vita poco noti. Ottima ed esauriente analisi.
    Bentornata!
    un abbraccio affettuoso
    annamaria

  7. Non ho parole!
    Sei STREPITOSA!
    Un grande abbraccio.
    (Faccio molta fatica a scrivere, perché di recente sono stata picchiata da due energumene, solo perché avevo protestato visto che mi stavano mettendo sotto al motorino. Un forte pugno a una spalla ha lasciato il segno).

  8. Sono davvero contenta di rileggerti e di poter ritrovare le tue acute considerazioni che vanno sempre al di là del testo che presenti. In questo caso un testo “terribile”, per una storia di cui già conoscevamo gli orrori, ma che ti ha offerto lo spunto per riflettere sulla condizione femminile e sulle dinamiche del potere: due aspetti che a mio parere sono strettamente legati, anche in società/culture meno estreme, come quella occidentale, per esempio.
    Un caro saluto
    luciana

    • Cara Luciana, sono molto felice di averti qui.
      Mi piace tanto “sfruttare” i libri per non smettere mai l’attenzione su certi argomenti sui quali si tenta spesso di porre un bel telo mimetico, affinché si confondano con qualcosa di naturalmente inevitabile o che riguardi un altrove distante da noi…
      un forte abbraccio

  9. personaggio davvero incredibile

  10. Recensione illuminante e precisa di un mondo che è lontanissimo dai miei ideali.
    Nicola

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